Le nostre iniziative
hanno ottenuto il patrocinio di:

CidneON Festival Internazionale delle Luci


UN’INIZIATIVA BRESCIANA MODELLO VIRTUOSO
PER TUTTA L’ITALIA
Lo straordinario successo del
“Festival Internazionale delle Luci”
dimostra che i cittadini sono entusiasti di riscoprire le proprie eccellenze

di

Rossana Pace

In questi giorni la comunità bresciana sta rappresentando, col suo “Festival Internazionale delle Luci”, un modello virtuoso cui le altre comunità cittadine del nostro Paese possono guardare con interesse. Si tratta di un’iniziativa di installazioni luminose, performance live e videoproiezioni che sviluppano, in chiave ora poetica, ora narrativa, ora metaforica, momenti significativi della storia di Brescia.

Ma che cosa ha di speciale questo evento?

Intanto, il modo stesso in cui è nato: dall’iniziativa di un piccolo gruppo di cittadini i quali, costituendosi in Comitato Amici del Cidneo Onlus, in brevissimo tempo sono riusciti a coinvolgere un numero stupefacente di interlocutori, istituzionali e non. E hanno realizzato la manifestazione lavorando con uno stile del tutto alieno dagli spontaneismi, attenendosi piuttosto ad un rigore di ricerca contenutistica e procedimenti organizzativi  che nulla, ma proprio nulla, ha lasciato al caso. 

Merita poi di essere sottolineato lo scopo prefisso che è stato, letteralmente, proprio quello di “mettere in luce” attraverso un’iniziativa artistica e culturale di alto profilo, una delle perle del territorio, il Colle Cidneo e il Castello di Brescia. Un luogo di valore storico e culturale e con grandi potenzialità anche turistiche il quale tuttavia si ritrova attualmente un po’ ai margini della vita della comunità.

Se, solamente nel primo giorno dei 5 di apertura previsti, una manifestazione culturale viene presa d’assalto da 20.000 persone, che è un numero di molto superiore a quello dei visitatori di un anno nei Musei del Castello, vuol dire che il Comitato organizzatore e la direzione artistica dell’associazione Cieli Vibranti (con Fabio Larovere), hanno saputo intercettare un’esigenza profonda dei cittadini che era in attesa dell’occasione di esprimersi. E cioè l’esigenza di riconoscersi nelle espressioni più alte del proprio territorio.

Sono stata invitata a portare il saluto di Eccellenze Italiane a questo evento e ho potuto percepire personalmente il diffuso clima di gioioso entusiasmo che lo ha accompagnato innanzitutto da parte degli organizzatori, e poi dagli invitati, dai partecipanti, dalle istituzioni.

Inevitabile il mio genuino interesse a comprendere quali siano stati i segreti, i meccanismi virtuosi che hanno condotto a un successo così strepitoso. In modo che possano costituire un modello da riprendere in altre situazioni.

Il felice esito di una manifestazione di questo tipo, con un’organizzazione perfetta e coinvolgimenti pubblici e privati impressionanti per numero e qualità non si improvvisa.

Ma chi sono dunque questi organizzatori? E quali ingredienti vincenti hanno saputo attivare?

Allora: appena due anni fa, alcuni cittadini appassionati ed intraprendenti hanno deciso di “illuminare” con performance di alto livello artistico il Castello e l’intero Colle Cidneo, nella convinzione che il Castello sia un unicum nello scenario italiano e come tale vada riconosciuto.

Marco Vitale, Giovanni Brondi, Nicola Berlucchi e Pietro Cadeo costituiscono il primo nucleo del Comitato, aprendo le adesioni di altri cittadini appassionati e arrivando rapidamente ad un Comitato di 70 membri piuttosto rappresentativi della realtà bresciana ma con presenza anche di personaggi di livello internazionale. Tra questi, ad esempio, il Prof. Hugues de Varine, Archeologo, Storico e Museologo francese, uno dei massimi esperti europei della valorizzazione dei beni culturali come fattore di sviluppo territoriale.

Quando ho conosciuto il Presidente del Comitato, Giovanni Brondi, mi sono resa conto di avere a che fare con un’eccellenza prodigiosa in materia di elaborazione di contenuti, di capacità di coinvolgimento, di organizzazione minuziosa e articolata, di capacità di visione e di “volo alto”.

Un Presidente capace di ricoprire il proprio ruolo lavorando a testa bassa, un uomo infaticabile, attentissimo ai particolari e alacremente affiancato da Elisabetta Felloni Segretaria del Comitato.

Voleva un risultato perfetto e lo ha avuto. Col grande impegno degli altri membri del Comitato. Un Comitato promotore, infatti, che tra i primi “protagonisti” oltre a Brondi ha professionisti di primo piano come Marco Vitale, Nicola Berlucchi e Pietro Cadeo ha potuto operare allargando i consensi a tutto tondo.

Conosco e stimo da molti anni Marco Vitale, che si definisce per brevità “Economista d'impresa” ma in realtà è molto altro, oratore e scrittore di una chiarezza e limpidezza insuperabili, nonché sostenitore dei punti di forza del nostro Paese in una logica assolutamente condivisibile per chi, come noi, crede che le eccellenze italiane siano i punti su cui far leva per la necessaria continua rinascita del nostro Paese. Questo convincimento lo ha condotto a portare il suo contributo in diversi contesti autorevoli: tra di essi, la Fondazione Olivetti, la Fondazione FAI, l’Associazione Amici del FAI.

Marco Vitale, cogliendo l’occasione di questo primo evento promosso dal Comitato, ha tenuto a sottolineare alcuni aspetti che questo evento mette in rilevo e che meritano una riflessione. Anche perché in questi aspetti riscontriamo una delle caratteristiche più sentite della nostra Associazione Eccellenze Italiane, e cioè l’impegno ad approfondire e valorizzare le eccellenze territoriali, mettendo in  evidenza il contributo che esse portano a quelle che sono ritenute le eccellenze dell’Italia, considerata nel suo insieme. Non a caso infatti l’articolo in cui Vitale “lancia” l’evento di Brescia sul Corriere della Sera è intitolato “Dalla città all’Italia”.

Vitale mette inoltre in evidenza come l’impegno degli Amici del Cidneo, di cui è tra i principali animatori, sia un buon esempio di collaborazione tra cittadini che amano la loro città e l’amministrazione comunale. “Nell’ente Comune – si legge nell’articolo – “e soprattutto nel suo leader, il sindaco, risiede il potere e il dovere, cioè la responsabilità di essere guida della città  e sintesi degli impulsi che da essa provengono. Ma le risorse principali della città sono diffuse tra i suoi cittadini: risorse intellettuali, competenze professionali, energie, risorse finanziarie. Il confluire di queste forze nell’ambito di un progetto comune, nell’interesse della città, porta a risultati positivi”.

Marco Vitale fa poi un’osservazione che meriterebbe di essere anch’essa meditata: dice che in Italia esiste un’insopprimibile abitudine ad associarsi esclusivamente per contestare e contrastare le amministrazioni pubbliche. E sostiene che i cittadini dovrebbero efficacemente associarsi anche per collaborare con esse, “per fare insieme delle cose utili, belle, piacevoli, per valorizzare la nostra storia, il nostro territorio, i nostri doni”.

Da queste sagge considerazioni (Vitale - tra i tanti suoi importanti libri - ne ha scritto anche uno intitolato “Longevità” nel quale sostiene che l’età matura, se ben vissuta, sviluppa saggezza),  si evince il retroterra “virtuoso” che ha portato il Comitato ad interloquire in maniera produttiva con le istituzioni territoriali, a cominciare dal Sindaco Emilio Del Bono e dalla Vice Sindaco Laura Castelletti, che hanno partecipato all’evento insieme ad altri membri dell'amministrazione comunale, provinciale, regionale.

L’intervento di Giovanni Brondi alla cena inaugurale dell’evento era molto eloquente: il numero dei soggetti pubblici e privati ai quali ha espresso i ringraziamenti per aver sostenuto l’evento in vari modi era veramente impressionate: ne citiamo solo alcuni (Fondazione Cariplo,  Brescia Musei, Brescia Mobilità, A2A, Consorzio Orgoglio Brescia, Università Statale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Conservatorio “Luca Marenzio”, le scuole della città e della provincia, le associazioni di categoria, numerosi altri enti e realtà associative che operano sul territorio nel campo della promozione turistica e culturale). Per completezza di documentazione e proprio a dimostrazione di un coinvolgimento tanto vasto abbiamo voluto indicare i sostegni in coda a questo articolo.

Gli interlocutori dell’evento sono stati da subito anche internazionali: la manifestazione è stata infatti realizzata in collaborazione con il Glow Festival di Eindhoven, uno dei più importanti festival delle luci d’Europa, e aspira ad entrare a far parte della rete dei festival delle luci europei, grazie al supporto del suo ideatore Robbert Ten Caten – Fondatore dello stesso Glow Festival di Eindhoven e Responsabile della International Light Festival Organisation che ha partecipato con entusiasmo alla kermesse bresciana.

Finora, dunque, la ricerca delle chiavi del successo bresciano che ci siamo ripromessi di individuare ci ha fatto scoprire: una passione per il proprio territorio, lo sconforto di vederlo non sufficiente valorizzato, lo spirito di iniziativa, la capacità di rimboccarsi le maniche credendo sul serio nella possibilità di collaborare con le istituzioni.

Ma ce ne sono altri di segreti. Per esempio, la capacità di una visione lungimirante.

Proprio per sfatare fin da subito l’idea che queste “luci sul castello” fossero una iniziativa sporadica e confermare l’intenzione di costruire una strategia durevole nel tempo, il Comitato ha redatto un Libro Bianco con 31 proposte di organica valorizzazione del Castello e del Colle Cidneo, stilando, inoltre, il Cronoprogramma degli interventi che ne esprime la programmazione temporale, entrambi consegnati alle Istituzioni competenti.

Quanto alle 15 istallazioni che hanno illuminato il Castello, esse rappresentano un ideale viaggio nella storia di Brescia e sono suggestive e coinvolgenti, narrative e poetiche. E accompagnate da musica di artisti internazionali.

Anzi, una di esse è unicamente sonora ed è dedicata ad uno dei più grandi maestri del pianoforte del ventesimo secolo, il bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, artista di composta eleganza e disarmante naturalezza

Il Simbolo di CidneON è l’istallazione “Fire Tornado”, una fiamma alta nove metri (con struttura alta dodici metri e larga quattordici), che lambisce il cielo dalla Torre dei Francesi e si pone come omaggio alla Brescia capitale dell’industria, del lavoro e della tecnologia. Un’installazione di Kinetik Humor, realizzata a cura degli architetti Mario Pan e Alessandro Pezzotti.

La Storia narrata per suggestioni è il filmato del giovane regista bresciano  Marco Santi, proiettato sulle mura del Castello, che rievoca la battaglia del 13 dicembre 1438 con l’apparizione dei Santi Faustino e Giovita che - secondo la tradizione -  difesero la città respingendo il fuoco nemico. Le giornate del Festival non a caso terminano il 15 febbraio che è la festa dei due Santi divenuti Patroni di Brescia.

Si incontra poi, con evidenze luminose, il leone di San Marco, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia, rievocando i quasi cinque secoli di dominio veneto della città.

E si incontra il giardino di soffioni nella fossa dei Martiri, omaggio ai giovani caduti durante la ribellione delle Dieci Giornate contro l’oppressione austriaca. Tra quei fiori di luce, otto sono rossi, il numero delle vittime della strage di piazza Loggia.

Tra le istallazioni più poetiche, quella del giardino di duemila fiori luminosi: l’organizzazione del Festival ha fornito alle scuole primarie altrettanti steli luminosi e i bambini hanno decorato e personalizzato i fiori per poi piantarli. Un’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione del comune di Brescia. “Le scuole bresciane rispondono con entusiasmo alle belle iniziative” ci assicura con orgoglio l’Assessore Roberta Morelli.

Riconoscere un territorio come “proprio” significa illuminarlo, renderlo più bello “con le proprie mani”. Questa è la grande lezione che ci dà Brescia insieme ai suoi bambini.

E le sue eccellenze contribuiscono ad illuminare l’Italia. 

 

INTERVENTO DI ROSSANA PACE, PRESIDENTE DI ECCELLENZE ITALIANE
ALLA SERATA INAUGURALE DEL “FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLE LUCI”
DI BRESCIA
10.02.2017

Carissimi,

vi ringrazio davvero per avermi invitata ad un evento centrato sulla luminosità materiale ma anche immateriale espressa dalla passione con cui lo avete concepito e realizzato.

Vi porto col cuore il saluto dell’Associazione Eccellenze italiane e i migliori apprezzamenti per questa iniziativa tanto prestigiosa.

C’è un concetto che mi ha colpita in modo particolare: voi dite che  il vostro obiettivo è far riscoprire al cittadino l’importante patrimonio che - per averlo tutti i giorni “sotto il naso” - non riesce più a notare. Il Festival delle luci è un modo per dargli una nuova visibilità.

Bene, questo obiettivo, di dare visibilità alle cose preziose e spesso assolutamente “uniche” che “frequentiamo tutti i giorni” e che in maniera sommaria definiamo “eccellenze” è una delle motivazioni principali  che sono alla base della nascita della nostra Associazione Eccellenze Italiane.

Le eccellenze alle quali non facciamo caso pur frequentandole quotidianamente sono innumerevoli.

Manca la consapevolezza.

Ve ne do un esempio tra i più quotidiani possibili.

Tutti noi abbiamo in tasca una moneta da un Euro.

Bene: questa moneta contiene almeno cinque eccellenze italiane, ma quanto ne è diffusa la consapevolezza?

Intanto l’Euro è una moneta bimetallica. E il brevetto è di Nicola Ielpo, Direttore della Zecca dello Stato, il quale la realizzò per le 500 lire nel 1982. La complessa tecnologia necessaria per realizzarla rende arduo ed antieconomico il lavoro dei falsari. Per questo motivo e per la resa estetica è stato adottato per la moneta europea.

Ma è italiana anche l'idea stessa di una moneta unica, al di là dei confini nazionali.  Fu Gasparo Scaruffi nel 1582 a proporre un sistema monetario internazionale anticipando l’idea di un mercato unico. Una paternità italiana riconosciuta anche da Robert Mundell, premio Nobel del 1999 per l’Economia.

La terza eccellenza è più facile da individuare, in quanto l’Uomo Vitruviano è uno dei disegni più noti di Leonardo e in generale dell’iconografia mondiale.

Ma, oltre che Leonardo, bisognerà ricordare anche Vitruvio Pollione  (I sec. a.C. ) autore del  “De Architectura” opera riscoperta a Montecassino nel 1414 e tradotta dall’architetto Cesare Cesariano. Quest’opera occupò un posto centrale nella cultura rinascimentale in  quanto fonte di notizie le più varie, non solo di architettura, ma anche  di aritmetica, medicina, giurisprudenza, disegno, musica, ottica, statica, filosofia, astronomia, prosodia e altri aspetti della cultura latina.

Leonardo, in questo disegno, (1490 circa) realizza una “citazione visiva” dell’affermazione vitruviana secondo cui un “homo bene figuratus”,  cioè dal fisico ben proporzionato, se allarga braccia e gambe risulta iscritto nelle due più perfette figure geometriche: cerchio e quadrato.

La perfetta proporzionalità umana, per Vitruvio, doveva servire da riferimento per le proporzioni architettoniche, secondo determinati canoni. Insomma l’uomo è misura di tutte le cose.

Ma il disegno di Leonardo come fa ad entrare in una piccola moneta? E’ necessaria l’opera di qualcuno che la riproporzioni rimpicciolendola. Un’artista in grado di mettere mano nientemeno che a un disegno di Leonardo.

Questo lavoro l’ha realizzato Laura Cretara, altra eccellenza italiana, in quanto si tratta di una incisora pluripremiata, che ha realizzato molte delle nostre monete più belle e che ha diretto per anni la Scuola dell’Arte della Medaglia, assoluta nostra eccellenza nazionale.

Questo è solo un piccolissimo esempio del nostro lavoro di emersione dell’eccellenza. Ma vorrei anche dire che una delle cose che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e di cui non valorizziamo le eccellenze materiali e immateriali siamo noi stessi!!

Che dovremmo imparare a riconoscerci personalmente portatori di uno stile di vita universalmente riconosciuto “di qualità”, dei cui valori sono portatori gli italiani in genere.

Basti pensare che dopo la crisi del 2008 economisti e sociologi americani si sono affrettati ad auspicare uno stile di vita (no al primato alla finanza fine a se stessa, più spazio al lavoro di produttività creativa, non calcolare il successo sul denaro fine a se stesso bensì sugli affetti, su una vita ben vissuta, sulla convivialità, su un lavoro bello, ben fatto e che, per questo, è in grado di dare soddisfazione eccetera…) che è esattamente lo stile di vita italiano.

IL MONDO VUOLE ANDARE DOVE NOI SIAMO GIÀ.

(O perlomeno dice di volerci andare, il che è comunque significativo).

E noi lavoriamo per costruire consapevolezza.

La nostra Associazione Culturale e Istituto di ricerche “Eccellenze Italiane” è impegnata da oltre 16 anni nella ricerca, nello studio e nella valorizzazione delle eccellenze materiali ed immateriali che il nostro Paese ha espresso ed esprime in tutti i campi dell’umano sapere (dalle arti visive alla musica, alla filosofia, alla letteratura,  al cinema, al teatro, al fumetto, dal Made in Italy produttivo, alle scienze e alle innovazioni tecnologiche). Con uno sguardo che attraversa il corso dei Secoli fino alla contemporaneità con proiezioni sul futuro in Italia e all’Estero.

Nel corso delle nostre ricerche - nelle quali coinvolgiamo esperti e accademici delle varie discipline accanto a giovani ricercatori - abbiamo raccolto materiali largamente inediti.

L’ottica di guardare alle varie discipline è legata all’affermazione che l’eccellenza italiana è un’eccellenza diffusa: nel corso dei secoli, nelle sue varie articolazioni territoriali e all’estero, nei vari ambiti culturali e delle attività… Non c’è campo dell’umano sapere in cui non vi siano italiani protagonisti e innovatori.

La nostra attività ha ricevuto i formali apprezzamenti di tre Presidenti della Repubblica Italiana (Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella). Abbiamo anche avuto autorevoli committenti per le nostre Ricerche, tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il CNR ha dichiarato il Progetto Editoriale della nostra Rivista EI come “Progetto di particolare valore nel campo delle Scienze Umane”.

Abbiamo lavorato in collaborazione con diversi nostri Ministeri, con varie nostre Ambasciate all’estero, con l’ICE.

Abbiamo anche lavorato in partnership con l’ONU, con cui abbiamo realizzato un Numero Speciale della nostra Rivista dedicato ai valori che le Nazioni Unite hanno sostenuto all’Expo di Milano e alla celebrazione dell’Anniversario dell’adesione dell’Italia alle Nazioni Unite. Questo numero della Rivista è stato presentato al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York su iniziativa del Ministero degli Esteri e della nostra Rappresentanza presso l’ONU.

Il mio Volume “Italia un Paese Maiuscolo. Come continuare ad essere cuore e motore creativo del mondo” introdotto da uno scritto del Presidente Napolitano ed edito da Editalia, Gruppo Poligrafico dello Stato è stato presentato in una manifestazione che si è svolta al Quirinale il 10 Aprile 2014.

Come potete vedere vi è una grande sintonia tra il nostro e il vostro lavoro, anche perché la nostra impostazione è sempre stata quella di andare ad individuare quali fossero i contributi specifici di ciascun territorio che vanno poi a confluire nella più complessiva “eccellenza italiana”.

E ora che ho avuto modo di conoscere tutti voi, vorrei esprimervi la mia stima e la mia ammirazione per quanto avete saputo organizzare in un tempo relativamente breve.

Ho letto con molta attenzione il Libro Bianco che avete prodotto e ho riflettuto sulle eventuali possibilità di convergenze.

Fermi restando i vostri progetti, che tra l’altro sono opportunamente cadenzati negli anni, faccio sommariamente cenno a qualche spunto che mi è venuto in mente, sulla base della nostra esperienza e dell’ottica con cui lavoriamo.

Poiché l’ottica è quella della valorizzazione delle eccellenze italiane e, all’interno del discorso più generale, della valorizzazione di quelle territoriali, io cercherei di cogliere ogni circostanza degli eventi che volete mettere in programma per sviluppare questo discorso di crescita di consapevolezza.

Faccio un esempio: ho visto le pregevoli proposte di Flaminio Valseriati in campo musicale.

Sarebbe bello affiancare il programma dei concerti proposti con uno spazio (che può essere una mostra, un convegno o altro) dedicato a mettere in evidenza le concrete articolazioni per le quali la musica è una delle più consolidate eccellenze italiane. Mettendo altresì in  evidenza come vi sia un ruolo specifico di Brescia nel costruire tale eccellenza.

E’ in Italia che nascono le note musicali, la maggior parte degli strumenti oggi in uso nell’orchestra e lo standard del posizionamento degli orchestrali, l’opera lirica e i suoi canoni, il balletto, la canzone, l’arte architettonica dei teatri lirici, modello per tutto il mondo; oltre che il miracolo di compositori, esecutori, artisti nella creazione degli strumenti, direttori d’orchestra, interpreti,  di inarrivabile qualità,  che hanno brillato costantemente nel corso dei secoli.

La condivisione del linguaggio musicale è resa possibile dalla genialità del monaco Guido d’Arezzo (997-1050), col quale nasce il primo sistema pratico di sistemazione grafica dei suoni universalmente comprensibile: una  combinazione di segni e simboli grazie alla quale la musica è divenuta un linguaggio senza confini né bisogno di traduzioni. A lui si devono, infatti, sia l'invenzione del rigo musicale che l'attribuzione del nome alle note musicali.

Ed è in Italia che nascono o vengono rielaborati da antichi manufatti molti strumenti musicali tuttora presenti nelle orchestre di tutto il mondo: il fortepiano di Bartolomeo Cristofori, l’organo, la viola, il violoncello, la chitarra (cui Paganini dedicherà più di cento pezzi), il liuto (di cui l’editore  Petrucci stampò i primi spartiti), il fagotto, il mandolino (per il quale Vivaldi scrisse i primi concerti), il trombone, introdotto come “voce” da Monteverdi.

La creazione del violino è contesa tra Bologna, Brescia e Cremona.

E nell’ambito di un discorso generale della musica come eccellenza italiana si troverà modo di mettere in evidenza come la scuola bresciana di musica strumentale sia stato un fenomeno culturale assolutamente originale e autonomo, non del tutto pienamente conosciuto in tutti i suoi risvolti, tra i quali l’elaborazione di contrabbassi, viole e violini insuperati per prontezza e volume di suono e le prime composizioni musicali create  fondamentalmente per questi strumenti.

La liuteria bresciana (non solo Gasparo da Salò e i Micheli da Montichiari, ma tutta una scuola liutaria) ebbero fama e rilievo internazionale dalla metà del ‘400 alla fine del ‘600.

Dunque la nostra ottica è quella di ricondurre alle eccellenze del nostro Paese i contributi specifici dei vari territori.

E’ in questa logica che abbiamo concepito tra i nostri Progetti anche quello di un “Parco Itinerante delle Eccellenze Italiane” che riservi al proprio interno uno spazio specifico per le eccellenze del territorio ospitante.

Se dunque voleste esporre un’istallazione di questo tipo nel Castello di Brescia, si potrebbe riservare uno spazio non solo al ruolo di Brescia nell’affermazione della musica come eccellenza italiana ma anche a diverse altre qualità espresse dal territorio.

Ad esempio diversi studiosi collegano l’abilità manuale nel realizzare strumenti musicali ad una abilità manuale bresciana più generale, visto che opere provenienti dalle fucine bresciane ebbero addirittura ammirazione di personaggi come Cellini, Galileo, l’Aretino.

Un’esposizione a 360 gradi sulle eccellenze bresciane – secondo la nostra impostazione – toccherebbe gli argomenti più vari, dall’arte (non solo Romanino e Foppa, ma diversi altri) al Torrione di Piacentini che è pur sempre il primo grattacielo d'Italia e  tra i primissimi d’Europa.

Così come si potrebbe cogliere l’occasione per spiegare il ruolo di Nicolò Tartaglia nell’eccellenza matematica italiana e quello di Benedetto Castelli, il più attivo collaboratore di Galileo nonché promotore della bresciana “scuola galileiana” attraverso cui egli creò un ampio consenso sulle scoperte astronomiche di Galileo.

Si potrebbe illustrare “perché” il vostro Castello è un unicum nello scenario italiano. Si potrebbero mettere in evidenza le specificità del  Vigneto Pusterla, il più grande vigneto urbano d’Europa.

Fino ad arrivare alle eccellenze contemporanee, tra cui quelle produttive e quelle sportive come le Mille Miglia.

La parte sulle eccellenze bresciane potrebbe essere sviluppata da un vostro Gruppo di lavoro in collaborazione con Scuole ed Università e con la vostra direzione artistica.

Questa impostazione sarebbe in linea con le novità didattiche inserite nel Decreto Legislativo del 14 Gennaio scorso, recante "norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività" a norma dell'articolo l, commi 180, 181 e 182, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Nel Decreto e nei documenti ad esso allegati si mettono in evidenza, tra le criticità cui fornire risposta, una scarsa valorizzazione - all’interno dei percorsi di formazione scolastici - del nostro patrimonio culturale e del Made in Italy.

E ci si propone di assicurare agli studenti l'acquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy e del radicamento secolare della creatività artistica ed artigianale. Ciò promuovendo iniziative mirate a valorizzare le radici culturali dei vari territori.

Tutto questo sia per una crescita di consapevolezza che per un incoraggiamento della  creatività degli studenti, il che - è previsto dai documenti ministeriali – dovrebbe avere incidenza sul mercato e sulla competitività del Paese.

Ho appena accennato ad alcuni spunti di possibile collaborazione tra il vostra e la nostra realtà che – all’occorrenza - possono essere approfonditi.

Concludo dicendo che in questo contesto mi sono sentita davvero a casa mia perché mi riconosco pienamente nell’impegno a valorizzare e “mettere in luce” i beni preziosi che abbiamo ereditato in custodia e che, se gestiti con consapevolezza, sono la migliore garanzia per un presente e un futuro fecondi.